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Caro bollette, fronte comune dei partiti per evitare il disastro: prima occorre trovare le risorse

«Prima bisogna trovare le risorse».

Anche quando sembra prepararsi la tempesta perfetta, il `metodo di lavoro´ di Mario Draghi non cambia. Mentre cresce il pressing dei partiti per mettere in campo misure «incisive e tempestive» contro il caro bollette a palazzo Chigi si predica cautela.

Il dossier energia, viene spiegato, «è ovviamente» sulla scrivania del premier, così come su quelle di Daniele Franco, Roberto Cingolani e Roberto Garofoli, ma «un provvedimento, nero su bianco, non c’è ancora. Non ci saranno misure imminenti». Nelle stanze del governo, c’è, invece, un senso di incredulità rispetto alle parole che arrivano dalla politica.

«Prima fanno cadere il Governo e poi dicono che la situazione è grave e deve risolverla il governo. E’ paradossale, sembra un film», è il ragionamento di chi non manca di sottolineare come l’esecutivo sia in carica «solo per gli affari correnti». Non solo. Che lo `tsunami´ sarebbe arrivato «era noto, per questo il decreto aiuti ha dato coperture fino a fine anno. I partiti erano stati avvisati».

Con i 14 miliardi varati a inizio agosto, però, è l’avvertimento «abbiamo raschiato il fondo del barile» e prima di procedere con nuovi ristori è necessario avere le coperture. Nonostante trasversale sia da parte dei partiti l’invito a procedere con uno scostamento di bilancio, la linea di Draghi non cambia. L’Italia negli ultimi mesi è cresciuta più della Germania e si trova in una posizione «favorevole» rispetto agli altri Paesi europei: chiedere ulteriore debito «potrebbe avere effetti devastanti dato anche l’attacco speculativo che sta subendo il Paese. Non si può fare», tagliano corto al Governo. La prossima settimana, a partire da una riunione dei capi di gabinetto che dovrebbe tenersi martedì, sarà utilizzata per fare il punto – prima tecnico e poi politico – sulle risorse. Intanto al Mef aspettano di conoscere le entrate di agosto che riguardano l’extragettito dell’Iva ma la consapevolezza è che peseranno per pochi miliardi e saranno sufficienti solo per prorogare gli sconti sulle bollette e il credito d’imposta per le imprese. Quanto alle bollette si studiano due aspetti: uno relativo ai costi in aumento e l’altro al pagamento da parte di famiglie e imprese. Avanti, quindi, con la riduzione dei costi e con interventi per permettere a gelaterie e ristoranti di non vedere i propri ricavi `mangiati´ dalle utenze. E se la cassa integrazione per le imprese costrette a chiudere per carenza di energia e mancanza di materie prime è già prevista e operativa nella riforma Orlando degli ammortizzatori sociali, che possa diventare gratuita viene considerata una possibilità di difficile attuazione, dati i costi che avrebbe. «Lontana», invece, ogni ipotesi di razionamento del gas anche se dal Governo continuano a ritenere «fondamentale» l’attivazione del rigassificatore di Piombino, pena «il rischio chiusura di diverse grandi imprese del Nord».

Sul fronte aiuti, però, chiedono di più i partiti.

«La proposta della Lega è di convocare il Cdm già la settimana prossima e riunire il Parlamento già a inizio settembre prendendo come esempio il modello di un Paese che sta funzionando: la Francia che ha fissato al massimo al 4% l’aumento delle bollette di luce e gas mettendoci quello che serve per compensare. Abbiamo quantificato che servono tra 20 e 40 miliardi di euro», dice Matteo Salvini che propone ai leader «un armistizio. Dobbiamo agire ora o ci sarà una strage di aziende italiane, tra un mese e mezzo è tardi», avverte. «Meno male. Almeno uno c’è arrivato. Dopo quattro giorni di insulti ma c’è arrivato. Chiamatelo armistizio o time out. È la stessa cosa. Vediamoci domani e proviamo a trovare un accordo per evitare il disastro», replica a stretto giro di posta Carlo Calenda. Anche Enrico Letta resta in pressing: «L’emergenza #bollette è la principale priorità ora. Abbiamo presentato proposte, come hanno fatto gli altri partiti. Le iniziative che prenderà il Governo #Draghi siano le più determinate e tempestive sia a livello nazionale che a livello europeo. Troveranno il nostro sostegno», scrive su Twitter il segretario Pd. Punta il dito contro il Governo, invece, Giuseppe Conte: «Era tutto scritto e noi del M5S lo dicevamo ormai da 6 mesi – attacca – Prima si interviene in modo tempestivo ed efficace più risorse si risparmiano, quando si arriva tardi ovviamente il danno è fatto e il rischio è che si ricorra alla moltiplicazione delle risorse». Il leader M5S, così come Matteo Salvini e, da Sinistra, Nicola Fratoianni, boccia anche l’ipotesi di tagliare di un giorno la settimana scolastica e ricorrere alla dad. «I ragazzi hanno già pagato abbastanza», il fronte comune.

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