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Accesso Ztl con contrassegno disabili #adessonews

La circolazione nella zona a traffico limitato è consentita al disabile munito di autorizzazione del Comune ma solo se lui è a bordo dell’auto.

Si può utilizzare l’auto con il pass invalidi per entrare nelle zone a traffico limitato. Ma cosa potrebbe succedere se le telecamere del Comune dovessero rilevare che, all’interno del veicolo, non vi è il disabile a cui è stata rilasciata l’autorizzazione e che la stessa viene utilizzata da un suo familiare? La multa per accesso nelle Ztl con contrassegno disabili può considerarsi valida o può essere contestata? 

La risposta è stata fornita da una recente sentenza della Cassazione [1]

Partiamo dal principio secondo cui, per evitare la multa, è necessario esporre il contrassegno in questione. Il contrassegno può essere posizionato sia sulla macchina del portatore di handicap che su quella di un terzo, ma in quest’ultimo caso il titolare dell’autorizzazione deve essere fisicamente presente. 

Proprio per questo, secondo i giudici della Suprema Corte, la circolazione in zone a traffico limitato è consentita, e di conseguenza la multa è illegittima, solo se l’autovettura viene usata per trasportare la persona invalida titolare del relativo contrassegno.

È quindi necessaria la presenza fisica di questo soggetto in macchina e non basta solo avere il pass. Risultato: in tutti i casi in cui il proprietario del veicolo è persona diversa dal disabile, tocca all’automobilista multato dimostrare questa circostanza, altrimenti la multa in Ztl con disabile a bordo va pagata.

Se chi conduce l’auto mostra il contrassegno disabili ma il titolare del relativo contrassegno non è a bordo, il Comune – nel rilevare la sua assenza attraverso il sistema di videosorveglianza – può elevare la contravvenzione per violazione del Codice della strada. Peraltro, trattandosi di sanzioni relative all’ingresso nelle Ztl, sono possibili più multe in presenza di più violazioni, anche se poste nello stesso contesto (si pensi a una persona che, nell’ambito del medesimo viaggio, entra ed esce più volte dal centro urbano).

La ragione di questa interpretazione rigida e restrittiva è facilmente spiegata: il permesso è legato alla persona disabile e deve essere esposto sull’auto. Questo non toglie che il disabile possa essere accompagnato da un familiare o altro soggetto con un veicolo appartenente a quest’ultimo e sul quale egli si trova come passeggero trasportato.

Potrebbe, quindi, essere il proprietario o il conducente di questo veicolo a ricevere la contravvenzione per l’ingresso in Ztl, e allora per evitare di pagare la multa dovrebbe dimostrare la presenza a bordo di un disabile regolarmente autorizzato al transito nelle zone a traffico limitato. Proprio per questo numerosi Comuni richiedono di comunicare la targa dell’auto che accede alla Ztl, entro le 48 ore successive al transito, in modo da evitare la multa.

Sempre in tema di contrassegno disabili ricordiamo che una recente riforma al Codice della strada autorizza i titolari del relativo permesso a parcheggiare anche sulle strisce blu, senza dover pagare la sosta, a patto che gli stalli contrassegnati con le strisce gialle, dedicati appunto a possessori del pass, siano già tutti occupati. 

In passato, la stessa Cassazione [2] però, aveva stabilito che la violazione di questo obbligo di comunicazione al Comune non rende illegittimo l’accesso e la circolazione nella Ztl, ma è un adempimento previsto solo per agevolare la speditezza dei controlli amministrativi, onde evitare la notifica di contravvenzioni a soggetti legittimati all’accesso. Quindi, sarebbe comunque da annullare la multa elevata nei confronti dell’automobilista che accede alle Ztl anche se non ha successivamente comunicato al Comune che il disabile, in quel preciso istante, era all’interno del veicolo.  

Nel caso di specie, la Suprema Corte ha confermato una multa nei confronti di un conducente visto che il contrassegno invalidi era stato rilasciato a persona diversa da quella nei cui confronti era stata elevata la multa, e il soggetto contravvenzionato non era riuscito a dimostrare che il disabile si trovasse a bordo del veicolo. 

Il principio uscito fuori dalle aule della Cassazione è dunque il seguente: la circolazione nelle zone a traffico limitato è consentita dalla legge solo qualora l’autovettura sia utilizzata per il trasporto della persona titolare del relativo contrassegno, avendo esso carattere strettamente personale. Con l’effetto che grava sul soggetto sanzionato dimostrare, nella circostanza, che l’uso dell’autoveicolo è avvenuto a beneficio della persona invalida, quale condizione legittimante la possibilità di superare il divieto di circolare nelle predette zone.

In tutti i casi in cui il proprietario del veicolo è persona diversa dal disabile, tocca all’automobilista contravvenzionato dimostrare questa circostanza, altrimenti la multa in Ztl con disabile a bordo va pagata.

note

[1] Cass. ord. n. 37452 del 30.11.2021.

[2] Cass. sent. n. 21320/2017.

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