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Programmi a confronto: Pnrr & guerra, i due temi si legano all’idea di un’Europa più o meno forte #adessonews


di Renato Benedetto

Sui 200 miliardi garantiti dall’Europa per il post pandemia il centrodestra vuole una «revisione» per l’attuale crisi energetica, il centrosinistra solo «aggiustamenti». Calenda-Renzi non toccano le scelte di Draghi. Sul conflitto Russia-Ucraina la posizione atlantista è sancita ma sulle armi a Zelensky Lega, Forza Italia e M5S tentennano

A dispetto di un acronimo un po’ ostico, Pnrr, e di una cifra forse troppo grande per essere immediatamente afferrata, oltre 200 miliardi di euro, il Piano nazionale di ripresa e resilienza è una cosa concreta, concretissima: riguarda una scuola di Reggio Emilia messa in sicurezza, un collegamento ferroviario tra Catania e Palermo che funzioni, un ente più digitale, ovvero una coda allo sportello in meno. I piani dei partiti su questi fondi hanno importanza cruciale. Come su altri argomenti solo apparentemente distanti: l’Ucraina dopo l’invasione russa, il futuro dell’Ue. Ecco cosa dicono, in vista del voto del 25 settembre, i programmi dei principali partiti su questi temi.

CENTRODESTRA
TERRÀ IL SÌ A KIEV? RIVEDERE IL “PIANO”

Si legge nero su bianco al punto 1 del programma del centrodestra: l’Italia, «a pieno titolo» nell’alleanza atlantica, «sostiene l’Ucraina di fronte all’invasione della Federazione russa». Ma, in un certo senso, ne costituisce il «punto zero»: Mosca è l’aggressore, Kiev il governo da sostenere; riconoscerlo per Giorgia Meloni era la precondizione per sedersi al tavolo del programma, che gli alleati dovevano sgomberare da qualsiasi ambiguità. Del resto, nei giorni delle turbolenze che portarono alla caduta del governo Draghi, Matteo Salvini ripeteva che «mandare altre armi significa allungare la guerra». Idea che già Silvio Berlusconi aveva espresso («inviare armi significa essere cobelligeranti»), suggerendo che per porre fine alle ostilità bisognerebbe «far accogliere agli ucraini le domande di Putin».

PNRR – IL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA DA 200MILIARDI, APPROVATO NEL 2021, VUOLE RILANCIARE L’ECONOMIA POST COVID. PROMUOVE RIFORME SU PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, GIUSTIZIA, SEMPLIFICAZIONE E COMPETITIVITÀ

Si capisce così la mossa di Fratelli d’Italia, che sull’Ucraina ha mostrato a volte più adesione alla linea del governo degli stessi partiti di maggioranza. Per questo nel programma è al punto 1, dove è precisato, certo, anche «il sostegno a ogni soluzione diplomatica del conflitto». Sulla carta la posizione del centrodestra è decisa: resteranno compatti? Al netto dei distinguo, in Parlamento Lega e FI non hanno mai fatto mancare i loro voti sugli aiuti a Kiev. Sull’Europa le sensibilità dei partiti della coalizione mostrano sfumature diverse, come diversa è la collocazione nell’ambito delle famiglie europee: Forza Italia è radicata nel Partito popolare europeo, Giorgia Meloni è presidente dei Conservatori e riformisti, mentre la Lega siede in Identità e democrazia (con Rassemblement National di Le Pen). Nel programma comune si legge di un’Italia «a pieno titolo parte dell’Europa», certo, e di «piena adesione al processo di integrazione europea», accanto però a una «politica estera incentrata sulla tutela dell’interesse nazionale». È conciliabile?

UNIONE EUROPEA – L’UE È UN’UNIONE POLITICA ED ECONOMICA COMPOSTA DA 27 STATI MEMBRI, NATA COME CEE NEL 1957. COMMISSIONE, PARLAMENTO CONSIGLIO EUROPEO E CONSIGLIO DELL’UE SONO I SUOI ORGANI PRINCIPALI

Chiaro che, quando questi due principi dovessero cozzare, in un centrodestra a trazione Meloni si può prevedere la vittoria dell’«interesse nazionale»: le battaglie pregresse, come la strenua lotta alla direttiva Bolkestein e la difesa dei balneari, ne sono un esempio. C’è un punto, nel programma, che ha scatenato maggiori polemiche: «Un accordo con la Commissione europea, così come previsto dai regolamenti, per la revisione del Pnrr in funzione delle mutate condizioni di necessità e priorità». Rivedere il Pnrr, ora che con la guerra in Ucraina e la crisi energetica è cambiato tutto. Ma come? Il programma, sulle priorità, resta vago: infrastrutture e grandi opere, crescita, sviluppo e innovazione. Il sospetto è che l’intenzione sia spingere di più sulle infrastrutture energetiche a discapito della transizione ecologica. Un rischio per il Pd: «Perderemo i fondi». Per il commissario Paolo Gentiloni: «Sì a correzioni mirate e limature, ma non si può ripensare il piano».

CENTROSINISTRA
DUE NODI: LE ARMI E IL DIRITTO DI VETO

Il Pd rivendica, in questa campagna elettorale, la lealtà mostrata fino all’ultimo al governo Draghi. E nel programma, su Ucraina, Europa e Pnrr, si mette in scia. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è citato spesso, a proposito di transizione verde, lavoro, lotta al precariato. In particolare, è messo nero su bianco che «la quota destinata agli investimenti del Sud (il 40%) sarà rispettata». E se il Pd boccia l’ipotesi del centrodestra di rivedere il Pnrr, anche Letta ammette che si possono applicare «aggiustamenti di carattere attuativo»: per intervenire sulla crisi energetica, integrando i Piani nazionali con il RePowerEu, piano da quasi 300 miliardi di Bruxelles per superare la dipendenza dai combustibili di Mosca. I ritocchi però devono avvenire a livello europeo, non di singolo Paese. Dopotutto, i dem sognano un’Unione ancora più unita, che va riformata, «a partire dall’abolizione del diritto di veto», si legge nel programma.

NATO – È UN’ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE PER LA COOPERAZIONE NEL SETTORE DELLA DIFESA. FONDATA NEL 1949, È FORMATA DA 30 STATI MEMBRI E HA SEDE A BRUXELLES. SVEZIA E FINLANDIA SONO GLI ULTIMI PAESI CHE VI HANNO ADERITO

Superare, quindi, la regola che richiede l’unanimità di tutti i 27 Stati membri per le decisioni chiave, dalla politica estera a quella fiscale: un formidabile potere di veto, appunto, per i singoli Paesi. «Non è facile modificare questa regola dell’unanimità – ha avvertito però Gentiloni -, è inserita nei Trattati e per modificare i Trattati serve l’unanimità…». Dal centrodestra un alt: «Non so mica se conviene all’Italia», ha detto Meloni. Sulla politica estera e sugli aiuti militari all’Ucraina il Pd può trovare, nella coalizione, piena sintonia con +Europa e con il movimento di Luigi Di Maio, Impegno civico. Le divergenze invece sono marcate con la lista dei Verdi-Sinistra italiana: «Va interrotto subito l’invio di armi in Ucraina», si legge nel programma di Bonelli e Fratoianni, dove si parla anche di «possibilità di obiezione alle spese militari» e di «riconversione per l’industria bellica». Un’alleanza, su questo tema, difficile per chi, come Letta, Bonino e Di Maio, ha sostenuto senza tentennamenti gli invii di armi e l’adeguamento delle spese militari.

TERZO POLO
RITORNO A DRAGHI, VOTO UE DIVERSO

La formazione guidata da Carlo Calenda, alleato con Italia viva di Matteo Renzi, punta esplicitamente all’eredità di Mario Draghi, di cui sogna anche un ritorno a Palazzo Chigi. Naturale dunque che su Europa, Pnrr e Ucraina il programma rifletta le scelte del suo esecutivo. Sostegno a Kiev, dunque. Spinta a una riforma dei Trattati europei per abolire l’unanimità nelle decisioni dell’Unione, regola che «non risponde alla domanda di una difesa e di una sicurezza dell’Ue unitaria». Di più, la formazione di Calenda chiede di rivedere il metodo di elezione del Parlamento Ue, con «liste transnazionali per permettere ai cittadini di votare direttamente per i partiti europei».

TASSA SUGLI EXTRA PROFITTI – È UNA TASSA CHE È STATA INTRODOTTA PER OTTENERE PROVENTI FISCALI COLPENDO I GUADAGNI RECORD REALIZZATI DALLE SOCIETÀ ENERGETICHE NEGLI ULTIMI MESI, QUANDO I PREZZI DI GAS E PETROLIO SONO SCHIZZATI ALLE STELLE

Il Pnrr è tra i protagonisti del programma ed è citato più volte. Ciascun ministro del governo Draghi ha inserito i suoi cavalli di battaglia: si fa riferimento alla «clausola Carfagna», che garantisce al Sud il 40% dei fondi del piano, per «rilanciare il Mezzogiorno»; c’è la riforma degli istituti tecnici, cara a Mariastella Gelmini; e l’introduzione della «certificazione della parità di genere, che mira ad accompagnare e incentivare le imprese ad adottare policy adeguate a ridurre il divario di genere in tutte le aree maggiormente critiche, quali opportunità di crescita in azienda, parità salariale a parità di mansioni e tutela della maternità», temi cari a Elena Bonetti.

CINQUE STELLE
DEBITO CON L’OK UE E NO AL RIARMO

Solida collocazione dell’Italia nell’Alleanza Atlantica e nell’Unione europea, ma con un atteggiamento proattivo e non fideistico, che renda l’Italia protagonista nell’ambito dei vari consessi». C’è il sì alla Nato e alla Ue, da protagonisti. Per il resto il programma del Movimento non scende nei dettagli. Ma per capire meglio cosa si intenda per «atteggiamento proattivo e non fideistico» si può forse fare riferimento alla linea adottata dai 5 Stelle negli ultimi mesi del governo Draghi: contrari all’invio di nuove armi all’Ucraina e all’aumento delle spese militari. Sulle armi, nel Movimento, si è consumata anche una scissione (con l’ala che faceva capo al ministro degli Esteri Di Maio), ma non è su questo che si è consumato l’ultimo strappo di governo (caduto, invece, sul termovalorizzatore di Roma).

REPOWER EU – LA COMMISSIONE EUROPEA HA INTRODOTTO QUESTO PIANO A SEGUITO DELL’INVASIONE RUSSA DELL’UCRAINA, CON L’OBIETTIVO DI RENDERE L’EUROPA INDIPENDENTE DAI COMBUSTIBILI FOSSILI RUSSI BEN PRIMA DEL 2030

Così, nel programma, se da un lato si ribadisce il «no alla corsa al riarmo», si dice invece «sì al progetto di difesa comune europea per la pace e la sicurezza». Il leader dei 5 Stelle, Giuseppe Conte, era premier quando, nel luglio 2020, è stato firmato il Next Generation Eu. Adesso il Movimento chiede un «Energy Recovery Fund», «alimentato dall’emissione di debito comune europeo, sulla scia del Next generation Eu, per contrastare la pandemia energetica». In generale il Movimento propone di «rendere permanente l’emissione di debito comune a sostegno degli obiettivi europei». La parola Pnrr compare una volta sola nel programma, nell’ambito della lotta alla corruzione (si chiede maggiore controllo sui fondi erogati).

VOTO ALL’UNANIMITÀ – ALLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’UE SONO STATE PROPOSTE MODIFICHE AI TRATTATI, TRA CUI L’ABOLIZIONE DEL VOTO UNANIME DEL CONSIGLIO SULLE SCELTE DI POLITICA ESTERA. TRA I PROMOTORI VON DER LEYEN, MACRON E DRAGHI

12 settembre 2022 (modifica il 12 settembre 2022 | 10:23)

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