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L?ira degli esclusi dalle liste, gli scontri fra i leader e i sei mesi di guerra #adessonews

Buongiorno.
Le liste sono chiuse. Le polemiche, no. Come era forse inevitabile — visto l’effetto combinato di taglio dei parlamentari e Rosatellum — la scelta dei candidati per il voto del 25 settembre ha creato malumori e rancori in molti partiti, oltre alla consueta caccia ai volti noti. L’elenco di delusi ed esclusi è lungo.

Partendo dal centro, gli ex sindaci di Milano, Gabriele Albertini e di Parma, Federico Pizzarotti, si sono trovati sbarrate le porte dell’alleanza di Calenda e Renzi («Non ci sono stati spazi seri per candidature non direttamente collegate ad Azione e Italia viva», ha lamentato Pizzarotti).

Acque agitate in Forza Italia. L’ex governatrice del Lazio, Renata Polverini, che avrebbe dovuto correre in un collegio non sicuro, ha rinunciato. Berlusconi ha scelto di candidare Rita Dalla Chiesa, figlia del generale ucciso dalla mafia, conduttrice di programmi Mediaset; il presidente della Lazio, Claudio Lotito; la schermitrice e sottosegretaria allo Sport, Valentina Vezzali.

Delusi anche nel Partito democratico. Non sono stati candidati gli ex ministri Luca Lotti e Valeria Fedeli. Sono stati recuperati all’ultimo, invece, Stefano Ceccanti e Tommaso Nannicini. E ci hanno ripensato Monica Cirinnà e Alessia Morani, che inizialmente avevano rifiutato.

In casa Lega, ricandidata in blocco tutta la classe dirigente. Quindi non solo i ministri e i sottosegretari uscenti (Giorgetti, Garavaglia e Stefani, Centinaio, Molteni, Candiani, Sasso, Freni, Gava e Nisini) ma anche gli ex ministri come Giulia Bongiorno e Lorenzo Fontana, e i presidenti del gruppo alla Camera, Molinari, e al Senato, Romeo. Dentro, con granitiche possibilità di elezione, anche Laura Ravetto, ex forzista di ferro passata al Carroccio nel 2020. Umberto Bossi sarà capolista per la Lega alla Camera nel collegio plurinominale di Varese. Tenta il ritorno in Aula anche l’ex sottosegretario Claudio Durigon, che aveva dovuto lasciare l’incarico di governo per via dell’intenzione, annunciata, di intitolare ad Arnaldo Mussolini un parco intestato a Falcone e Borsellino, nella sua Latina.

Nel M5S, non correrà in Campania l’uscente Teresa Manzo, a causa di un esposto (non ancora verificato) in cui viene accusata di aver votato più volte in prima persona, per conto di terzi, con un computer dentro la sede del M5S. E continuano i mal di pancia per la scelta di Giuseppe Conte di un listino di 15 capilista scelti, aggirando le «parlamentarie», direttamente da lui (dall’ex sindaca Chiara Appendino nei due collegi torinesi, al ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli in tre regioni, fino all’ex procuratore Federico Cafiero de Raho in Calabria e al docente Livio de Santoli nel Lazio).

Meno problemi, vista la pronosticata moltiplicazione dei propri parlamentari, in Fratelli d’Italia. Dietro ai colonnelli Ignazio La Russa, Francesco Lollobrigida e Giovanni Donzelli, richiamato dall’Europa Raffaele Fitto, conferma per Daniela Santanchè. Capilista, poi, sono Marcello Pera, Giulio Tremonti, Giulio Terzi di Sant’Agata, Carlo Nordio, Maurizio Leo, Giuseppe Pecoraro. In lista Eugenia Roccella, paladina della famiglia tradizionale. L’ala cattolica-conservatrice sarà ospitata anche da Noi moderati, che ricandida Paola Binetti. Posto da capolista nel listino proporzionale dei centristi anche per Vittorio Sgarbi, candidato di coalizione nel collegio di Bologna (dove se la vedrà con Pierferdinando Casini).

Il caso Sicilia

Le tensioni non sono soltanto dentro, ma anche fra i partiti. Non solo per l’ennesimo scontro fra Enrico Letta del Pd e Giorgia Meloni di FdI (stavolta sulle «devianze giovanili» e sul video dello stupro di Piacenza rilanciato sui social da Meloni). Ma anche per la decisione del M5S di correre da solo alle Regionali in Sicilia, rompendo il patto elettorale con i dem. Scelta per «ridare dignità all’isola» e per prendere più voti, secondo Giuseppe Conte. «Alto tradimento nei confronti dei siciliani che hanno creduto al fronte progressista» per il segretario del Pd in Sicilia, Anthony Barbagallo.

Proposte e promesse

Chiuso il capitolo liste, apriamo quello dei programmi elettorali. Generosi di proposte — specie in materia di tasse, lavoro, bollette, pensioni — in qualche caso pericolosamente vicine alla «vendita di illusioni» contro la quale ha messo in guardia il direttore del Corriere, Luciano Fontana. Enrico Marro prova a riassumere le principali: «Il centrodestra punta sulla flat tax, ovvero l’aliquota piatta da estendere gradualmente a tutti i contribuenti, mentre il centrosinistra sul taglio del cuneo fiscale e contributivo sul lavoro, per aumentare il netto in busta paga. A sinistra si preme sulla lotta alla precarietà, a destra si valuta il ritorno al nucleare».

Andando nel dettaglio, le cose si ingarbugliano un po’. Matteo Salvini dice di volere una flat tax del 15% per i redditi fino a 70 mila euro. Forza Italia la vorrebbe del 23% ma, stando a quel che ha detto Berlusconi citando l’economista Arthur Laffer, su tutti i redditi («L’Italia sarebbe il luogo ideale per una flat tax. Una sola aliquota e tasse mediamente più basse sono una ricetta per lo sviluppo») mentre il programma di coalizione del centrodestra fa riferimento alla «flat tax incrementale» cioè solo sul reddito dichiarato in più rispetto agli anni precedenti.

Fratelli d’Italia promette anche una «super deduzione del costo del lavoro per chi aumenta il numero degli occupati rispetto agli anni precedenti». Il segretario del Pd, Enrico Letta, punta invece a «concentrare tutte le energie sul taglio del cuneo per consentire ai lavoratori e alle lavoratrici di avere alla fine dell’anno una mensilità in più».

Azione di Carlo Calenda e Italia viva di Matteo Renzi, nel programma comune propongono la «detassazione specifica per i giovani: totale fino a 25 anni, ridotta del 50% fino a 29 anni». E la «detassazione straordinaria per il 2022 di una extra mensilità».

Il Movimento 5 Stelle vuole il rafforzamento delle sue due creature fiscali. Il Superbonus del 110% dovrebbe diventare strutturale. Il cashback dovrebbe realizzare il rimborso delle spese detraibili al momento dell’acquisto (per esempio il 19% sui farmaci).

Intanto, però, dal Meeting di Rimini arriva un allarme dai governatori di Regione sul Pnrr e le competenze necessarie per renderlo concreto: i soldi ci sono, e tanti (200 miliardi) per realizzare infrastrutture, costruire ospedali e case di cura, concretizzare la transizione ecologica. Ma non basteranno se non ci saranno le figure che in quelle opere dovranno lavorare (medici, infermieri, tecnici di laboratorio) o che quei progetti dovranno far camminare.

Il nuovo balzo del gas

Un po’ tutti promettono, in compenso, nuovi aiuti contro il caro bollette. E si capisce perché. Ieri il gas ha fatto segnare un nuovo prezzo record — 295 euro al megawattora al Tft di Amsterdam —, con un balzo del 17 per cento, dopo che Mosca ha annunciato un nuovo stop per manutenzione del gasdotto Nord Stream (sotto trovate un’analisi di Federico Rampini sulle cause più generali del rincaro). Anche i costi per l’elettricità toccano il livello massimo da sempre. E l’euro scivola sotto la parità sul dollaro. Le Borse europee hanno scontato i timori per i probabili effetti nefasti che la crisi energetica avrà sull’economia. Milano ha lasciato sul terreno l’1,64 per cento. L’unica buona notizia del giorno è che l’Eni ha scoperto un maxi giacimento di gas al largo di Cipro.

La guerra in Ucraina

Mentre Mosca dice di aver già identificato la colpevole — un’ucraina poi fuggita in Estonia — dell’attentato costato la vita a Darya Dugina, figlia dell’ideologo di Putin Alexander Dugin (ma con un’indagine che, a Guido Olimpio, sembra «troppo rapida e piena di falle», mentre Kiev parla di «propaganda per coprire lotte intestine»), si sta per chiudere il sesto mese di guerra. L’inviato del Corriere Lorenzo Cremonesi ricostruisce, con Andrea Marinelli e Olimpio, i primi 180 giorni di una guerra che — nei piani di Mosca — di giorni avrebbe dovuto durarne pochissimi e della quale ancora non si vede una fine. Dmitrij Suslov, tra i consiglieri di Putin in politica estera, intervistato da Paolo Valentino, è convinto che saranno l’Ucraina e l’Occidente a cedere per primi nella guerra di logoramento. Anche perché il panorama politico sta per cambiare, a partire dall’Italia:

Stando ai sondaggi il centrodestra guidato da Fratelli d’Italia dovrebbe vincere le elezioni e probabilmente il nuovo governo aggiusterà l’approccio alla guerra e ai rapporti con Mosca. E questo potrebbe fare da laboratorio per altri Paesi dell’Ue. Ma guardando anche all’America, alle elezioni di midterm, dove i repubblicani appaiono in testa, c’è una probabilità crescente che la posizione dell’Occidente collettivo cambierà sia sull’appoggio militare che sulle sanzioni.

A Marta Serafini, inviata a Kiev, Mykhailo Podolyak, consigliere personale di Volodymyr Zelensky, disegna, invece, un quadro opposto, che prevede la liberazione anche della Crimea:

Nel 2014 la Crimea è stata unilateralmente annessa dalla Russia e fin qui de facto la situazione è stata accettata dalla comunità internazionale, ma è giunto il momento in cui gli Stati Uniti, l’Ue e l’Occidente comprendano come quella in atto in Crimea sia un’operazione di liberazione. Gli stessi russi presi dal panico stanno fuggendo in massa, perché si sono resi conto che le forze di Mosca non sono in grado di mantenere il controllo della regione. Sulla Crimea non useremo la via diplomatica, ma quella tradizionale che si usa per liberare un territorio, ossia quella delle armi. La Crimea è Ucraina. La guerra non può avere fine se lasciamo alla Russia il controllo di territori che non sono suoi.

Altre notizie

• Anthony Fauci, stratega della lotta al Covid negli Usa, ha annunciato che si dimetterà a fine anno. Lascerà la Casa Bianca, dove è consigliere medico del presidente, e la direzione del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid), che ha guidato per 38 anni, per «perseguire il prossimo capitolo» della sua carriera, fatto di libri e viaggi.

Silvia Turin spiega, con l’aiuto di vari esperti, perché in Italia ci siano ancora tanti decessi da Covid rispetto ad altri Paesi (c’entra anche il modo in cui vengono conteggiati).

• Il Pakistan rischia una rivolta popolare dopo che Imran Khan, primo ministro dal 2018 all’aprile del 2022, è stato accusato di terrorismo per aver denunciato «episodi di tortura» di cui sarebbe stato vittima un suo consigliere mentre era agli arresti. «Non vi risparmieremo — ha detto l’ex premier — vi citeremo in giudizio, dovreste vergognarvi». Il riferimento è al capo della polizia e alla giudice che si sono occupati del caso.

• È partita l’offensiva legale di Donald Trump contro il blitz dell’Fbi a Mar-a-Lago e l’operazione è subito inquadrata in chiave elettorale. Il raid dei federali, secondo quanto ha dichiarato l’ex presidente illustrando un ricorso presentato in Florida, è stato «illegale e incostituzionale. Stiamo assumendo le misure necessarie per avere indietro i documenti, che sarebbero stati consegnati senza lo spregevole raid. Non smetterò mai di battermi per gli americani».

• Era ubriaca la giovane militare americana che ha travolto e ucciso in auto un quindicenne a Pordenone. La madre del ragazzo teme che la soldatessa venga sottratta alla giustizia italiana per essere giudicata da quella statunitense, come potrebbe consentire un trattato della Nato del 1955.

• Andrea Priante ha intervistato Sara Bragante, 27 anni, la fidanzata di Andrea Mazzetto, l’imprenditore trentenne che sabato è precipitato nel vuoto sull’altopiano di Asiago, mentre tentava di recuperare il telefonino che gli era caduto e col quale aveva appena scattato una foto a Sara. Che accusa gli hater che l’hanno presa di mira di aver distorto la verità: «Dicono si sia cacciato in quella situazione per non perdere i selfie, ma è una bugia. Mi ha detto: “Lì c’è tutto il mio lavoro: le fatture, i documenti dell’azienda. Devo recuperarlo”. E ha iniziato a scendere».

• Nuovo gesto di benevolenza del Papa verso il cardinale Angelo Becciu, sotto processo in Vaticano per lo scandalo finanziario legato alla compravendita di un palazzo londinese di Sloane Avenue: Francesco l’ha invitato a partecipare al Concistoro di fine mese al quale sono stati chiamati i cardinali di tutto il mondo. Il Papa gli avrebbe anche promesso una piena reintegrazione nelle funzioni delle quali fu privato nel settembre del 2020, ma in Vaticano fanno osservare che ci sarà solo se il processo avrà una conclusione a lui favorevole.

La pagina sportiva

Nei posticipi di Serie A, la Juve di Allegri è stata fermata sullo 0 a 0 dalla Sampdoria, mentre la Roma di Mourinho ha battuto la Cremonese per 1 a 0.

Gaia Piccardi ha intervistato Yeman Crippa, ore europeo sui 10 mila, che dice: «Devo continuare a correre per prendere i migliori».

Grazie per aver letto Prima Ora e buon martedì.

Qui sotto trovate alcuni approfondimenti

(Questa newsletter è stata chiusa alle 2.30. in sottofondo, Raila, di Fabio Tiralongo)

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