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19 settembre – Baci dalla provincia #adessonews

Ciao!

Siamo Pietro e Simone,

e sì, siamo in ritardo, e sì, ieri non abbiamo inviato l’approfondimento della domenica, a causa di una serie di sfortunati eventi.

Un evento meno sfortunato: sabato Simone ha chiacchierato al Poplar Festival di Trento con Hipster Democratici, Socialisti Gaudenti e Aggiornamenti Quotidiani dalla Terza Repubblica del rapporto tra politica e meme. Il tema di questa newsletter, in pratica.

Rimedieremo sullo speciale in questi giorni, ma intanto riprendiamo con il classico aggiornamento quotidiano che ci introduce all’ultima settimana di campagna elettorale. 

Iniziamo.

Per qualcuno, in realtà, le elezioni sono già iniziate. Si tratta dei circa 5 milioni di aventi diritto residenti all’estero, che saranno chiamati ad eleggere gli otto deputati e quattro senatori riservati alla circoscrizione estero. 

No, non è questa la scheda elettorale.

Questi elettori avranno tempo fino al 22 settembre alle 16 per esprimere la propria preferenza, anche se sulle modalità che garantiscano la sicurezza del voto degli italiani all’estero c’è un acceso dibattito aperto

Per gli italiani all’estero quest’elezione avrà anche un’altra novità: Ricardo Merlo, fondatore del MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero),non si ricandiderà per la prima volta dopo 16 anni in Parlamento. Il MAIE è il partito principale degli italiani in Sud America, e Merlo ha ricoperto anche il ruolo di Sottosegretario agli affari esteri durante i due governi Conte. 

Ieri è stata soprattutto la giornata in cui Matteo Salvini ed Enrico Letta si sono confrontati più da vicino. 

Il fatto che fossero comunque ad una trentina di chilometri di distanza ci dice qualcosa sulla qualità del dibattito di questa campagna elettorale.

Il segretario della Lega era a Pontida, per il tradizionale raduno del Carroccio. Dal palco, Salvini ha annunciato i sei punti fondamentali del programma del partito, facendo firmare a ministri e governatori un documento che li “impegna” a raggiungerli. Si va dalla “giustizia giusta” a flat tax e pace fiscale, passando per Quota 41, lo stop al caro bollette, il ripristino dei decreti sicurezza e la riforma dell’autonomia.

Sempre in ritardo.

Ma è proprio su quest’ultimo punto che Salvini ottiene i peggiori riscontri da questa kermesse. Emanuele Lauria, su Repubblica, descrive l’atmosfera attraverso uno striscione:  «Il 98,1 per cento dei veneti vuole l’autonomia, Salvini ormai semo strachi. Ragionaci sopra». Anche il presidente del Veneto Luca Zaia, nel suo intervento, torna sul tema («L’autonomia vale anche la messa in discussione di un esecutivo»); e diversi militanti iniziano a ragionare di un leader alternativo, come Fedriga o lo stesso Zaia: «Siamo come i carabinieri, fedeli nei secoli. Ma alla Lega, che viene prima dei suoi leader». 

A rincarare la dose ci pensa, da Monza, Enrico Letta. Il segretario del PD trova quella che per lui è forse la prima formula davvero riuscita di questa campagna elettorale, affermando: «Monza oggi è capitale d’Europa; Pontida, con tutto il rispetto per chi ci vive, è una provincia dell’Ungheria». Il fatto che persino Letta riesca a risultare dialetticamente efficace nei confronti di Salvini deve suonare come un tremendo campanello d’allarme in via Bellerio.

Ci sono aggiornamenti, rispetto a ciò di cui vi parlavamo due giorni fa, sulle accuse di molestie sessuali nei confronti di Matteo Richetti.

Stamattina Domani dedica l’intera prima pagina al raccontare la “vera storia del caso Richetti”, affermando che i legali del presidente di Azione hanno individuato la donna che ha raccontato a Fanpage di essere stata abusata dal senatore. Si tratterebbe, secondo il quotidiano, di una donna «condannata in primo grado per calunnia e stalking a 4 anni di carcere per accuse false contro il suo ex compagno, accusato di averla stuprata». 

Il pezzo prosegue cercando di confutare le tesi di Fanpage, ed è accompagnato da un editoriale a lato del direttore Stefano Feltri che sostiene che la lezione da trarre da questo caso sia «Prendere sul serio le denunce di abusi, senza semplificare»: «Speriamo che questa nuova sensibilità venga incanalata in modo lucido per pretendere trasparenza e giustizia soprattutto dove le prove ci sono».

Il cattivo vizio di non chiudere gli editoriali dove dovrebbero.

Fanpage ha risposto con un articolo del direttore Francesco Cancellato che difende la veridicità delle proprie accuse, e sempre il direttore a Non è l’Arena ha definito i messaggi pubblicati da Fanpage “verificati e credibili”.

Se le accuse dovessero risultare false, naturalmente, la donna verrà condannata per calunnia e la reputazione di Fanpage sarebbe fortemente compromessa. Ma la corsa all’identificazione del nome della vittima, con tanto di foto – che non ripubblicheremo – ci sembra travalicare i confini del dovere di cronaca e sfociare nel tentativo di demolizione della stessa. Che novità.

Ultimi due articoli in chiusura.

Il Sole24Ore ha pubblicato uno studio, basato sui discorsi dei leader politici, che identifica i temi più importanti per le diverse coalizioni. Il centrosinistra parla soprattutto di Ambiente e clima, mentre per le altre coalizioni i temi più citati sono quelli legati a Economia e sviluppo. Per il centrodestra seguono a ruota Lavoro e Sicurezza, mentre il Movimento 5 Stelle vede al secondo posto Ambiente e Lavoro e il Terzo Polo si concentra su Europa e politica estera. 

Lo studio intreccia questi dati alle priorità dei cittadini, ricavate dalle parole più utilizzate sui social. Anche per la popolazione i temi più importanti sono quelli economici, ma mentre gli utenti di Facebook mettono al secondo posto l’ambiente, gli iscritti a Instagram e TikTok, si concentrano maggiormente sul lavoro.

Persone che parlano di lavoro ballando su TikTok essere piace:

Il dato più interessante però è un altro: la maggior parte dei discorsi dei leader non riguarda un tema, bensì consiste in un attacco ad un avversario. Per Meloni l’obiettivo principale è ovviamente il centrosinistra, per Letta il centrodestra, mentre Calenda e Conte concentrano le proprie attenzioni soprattutto sull’alleato più recente, il PD.

E chissà che le previsioni sull’affluenza, che secondo OpenPolissarebbe ai minimi storici(circa 35% di astenuti), non abbiano qualcosa a che fare con questo.

Mentre chiudiamo questa newsletter scopriamo che le elezioni potrebbero slittare di due mesi se venisse accolto il ricorso della lista Referendum e Democrazia, di Marco Cappato: le firme digitali raccolte dalla lista non erano state giudicate valide per l’ammissione alla competizione, ma in questi giorni il Tribunale di Milano dovrebbe esprimersi sul ricorso. Le possibilità sono poche, ma se dovesse essere ribaltato il risultato il voto verrebbe spostato a novembre. 

La nostra reazione.

Con tutto l’affetto per il povero Cappato ci auguriamo, per la nostra salute e la vostra pazienza, che quest’agonia non sia prolungata ulteriormente. Ironico, a pensarci.

A domani!

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