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Giorgia Meloni: «Daremo alle donne il diritto di non abortire, non tocco la 194. Sorpresa da Salvini» #adessonews

«Daremo alle donne il diritto di non abortire ». Giorgia Meloni , nel giorno in cui l’influencer Chiara Ferragni l’accusa di fatto di essere anti-abortista, smentisce «categoricamente» di essere contro la legge 194. «Non voglio abolire, né cambiare», scandisce intervista su La7 da Enrico Mentana, «voglio applicare, sai applicare? interamente la legge 194 sull’aborto. Il che significa non togliere diritti, ma aggiungere diritti: se esiste una donna ritiene che sceglie di abortire perché di non avere un’alternativa ad esempio per ragioni economiche, ma vorrebbe avere un’alternativa, ebbene vorrei darle quell’alternativa. Ci sono presunte femministe che dicono: “non votate la Meloni, toglierà i diritti alle donne”. E quali sono i diritti che vorrei togliere? Il diritto all’aborto? No. Il diritto al divorzio? No. Il diritto a lavorare? No. Il diritto a mettersi lo smalto? Qual è il diritto che vorrei togliere?!».

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Meloni risponde anche a Matteo Salvini che, in mattinata, l’aveva associato a Enrico Letta: «Non capisco perché tentennino sullo scostamento di bilancio necessario per abbattere il costo delle bollette», aveva detto il capo leghista. «È da qualche giorno che mi sorprendono alcune dichiarazioni di Salvini e il fatto che a volte sembri più polemico con me che con gli avversari», mette a verbale la leader di Fratelli d’Italia. E spiega: «Sono sorpresa anche perché ho già illustrato varie volte, in modo argomentato che lo scostamento rischierebbe, senza il tetto al prezzo del gas, di farci regalare miliardi alla speculazione togliendoli ai nostri figli». Insomma, Salvini «commento senza leggere». «Ed è una polemica che non capisco, è pretestuosa. Spero siano uscite da campagna elettorale, ma quando uno lo spiega, non si dovrebbe insistere…».

Sempre su La7, Meloni dà la sua spiegazione del successo di FdI: «Abbiamo fatto un grandissimo lavoro per 10 anni. E non riuscivamo a salire perché eravamo su soglie troppo basse, dunque la gente temeva di disperdere il voto». La svolta «è avvenuta alle europee del 2019 quando abbiamo preso il 6,5%. E ha pagato il fatto che non abbiamo mai preso scorciatoie. Abbiamo preso la strada più lunga e tortuosa e ora siamo considerati affidabili». Non manca un passaggio sul fatto che da qualche giorno non si parli più del suo passato: «La sinistra ha capito che questa campagna stava diventando un boomerang. Mi hanno passato ai raggi x. Sono andati a prendere le dichiarazioni di quando ero ragazzina. Ma l’accusa di fascismo è caduta perché non è sostenibile la tesi che un partito che ha fatto le battaglie per la libertà di voto, di pensiero, di impresa, di lavoro, di studiare, possa essere considerato capace di portare un regime in Italia».
Nel frattempo, step by step, giorno dopo giorno, Meloni procede nella campagna di accreditamento sul fronte internazionale. Dopo aver detto al Washington Post di non aver «bisogno di sentirmi accettata» dall’Unione europea, di non considerarsi «una minaccia», né «un mostro» e dunque «se gli italiani lo vorranno sarò la prima donna premier d’Italia», la leader di FdI ieri ha scelto il quotidiano spagnolo Abc: «Tutti sanno che non siamo una minaccia per la democrazia, ma per il sistema di potere della sinistra, che governa da anni senza aver vinto le elezioni».
 

«CAMPAGNA VELENOSA»
La presidente di FdI respinge di nuovo l’accusa che una sua eventuale vittoria rappresenterebbe una spinta verso l’autoritarismo: «C’è chi cerca di avvelenare la campagna elettorale, cercando di trascinarci in un dibattito sterile sul passato»: «Siamo il partito dei conservatori italiani, una destra di governo moderna e occidentale che ha fatto i conti con la storia già molto tempo fa». Concetti ribaditi rispondendo a Letta: «Un governo di destra pericoloso per gli elettori? No caro Enrico, un governo di destra è pericoloso solo per la sinistra, per chi ha creduto che in Italia chi è di sinistra dovesse avere più diritti degli altri».
Soprattutto, Meloni, ribadisce la linea atlantista ed europea sull’aggressione russa all’Ucraina. Cercando di mettere la sordina alla posizione di Salvini: «Sull’Ucraina per quello che mi riguarda fa fede il programma comune del centrodestra, nel quale siamo chiarissimi a favore di Kiev. Noi abbiamo sempre votato compatti i provvedimenti di sostegno agli ucraini». E il capo della Lega? «Ci ​​sono idee diverse se le sanzioni stiano o non funzionando», ammette Meloni, «per me hanno visto che la contrazione del Pil russo è del 10%». Seguono una richiesta all’Unione europea: «Bisogna immaginare delle compensazioni per le nazioni che pagano di più, va creato un fondo». E una bacchettata a Mario Draghi: «È mancata capacità di farsi sentire»

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