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Napoli, bimba con gambe e braccia spezzate: “Per 9 anni nessuno ha denunciato, serve una riforma” #adessonews


L’assessore alle Politiche Sociali, Luca Trapanese, a Fanpage.it: “Familiari, vicini e istituzioni sono mancate. Bisogna ripensare il sistema per i bimbi maltrattati”

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Intervista a Luca Trapanese

assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli

La piccola Elsa con gli altri bimbi e le operatrici di Casa di Matteo (Foto Fanpage.it)

La piccola Elsa con gli altri bimbi e le operatrici di Casa di Matteo (Foto Fanpage.it)

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“Elsa, la bimba con gambe e braccia spezzate e fratture mai curate, ora sta migliorando, accolta tra le carezze amorevoli dagli operatori della Casa di Matteo, si è inserita ed è serena. Gli assistenti sociali l’hanno salvata. Ma per 9 anni nessuno ha denunciato la sua situazione: familiari, conoscenti, vicini. È il sistema che non funziona e va profondamente cambiato”.

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A parlare a Fanpage.it è Luca Trapanese, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli e fondatore de La Casa di Matteo – con la quale però oggi non ha più rapporti di tipo legale – l’associazione che si occupa di accogliere i bambini disabili e gravemente ammalati, che ha raccontato la storia di Elsa, la bimba di 9 anni, originaria del Napoletano, vittima fin dalla nascita di abbandono e maltrattamenti.

La bimba non può stendersi perché non ha mai dormito a letto e ha la spina dorsale deformata. Elsa, come ha spiegato Marco Caramanna, presidente della Casa di Matteo, a Fanpage.it, è un nome di fantasia. L’associazione si sta occupando della piccola e di altri 5 bambini che sono ospitati nella struttura, avvolti dalle cure amorevoli degli operatori sanitari e degli educatori. Qui, è iniziata la sua nuova vita e la fine dell’incubo, al quale l’hanno sottratta gli assistenti sociali.

A Napoli festa per Antoine, il bimbo di 9 anni costretto a mettere la maglia azzurra al contrario

Assessore, come è possibile che in tutto questo tempo nessuno si sia accorto della situazione della bimba?

Le segnalazioni di abusi e maltrattamenti in famiglia arrivano se funzionano le istituzioni di prossimità e di vicinato. La scuola, il pediatra o il medico di base, i vicini. Nel caso di Elsa, non sono mai arrivate perché è la società che è mancata. Nel caso di Elsa per tanti anni nessuno ha detto nulla. Né i parenti, né i vicini, né la scuola, dove non è mai andata, né il sistema sanitario dove avrebbe dovuto fare le vaccinazioni. La bimba è residente in un comune dell’hinterland che per 4 anni non ha avuto l’assistente sociale. Purtroppo, esistono Comuni che non li hanno o ne hanno solo uno che deve magari occuparsi di 50mila abitanti. È impossibile lavorare in queste condizioni. Il sistema non funziona. Gli enti non parlano tra loro. Ma non solo.

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Luca Trapanese, assessore alle Politiche Sociali e al Welfare del Comune di Napoli

Luca Trapanese, assessore alle Politiche Sociali e al Welfare del Comune di Napoli

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Che altro?

Anche la società è cambiata. Tra vicini di casa non ci si conosce. Non ci si aiuta più e i risultati sono questi. La società non si sente responsabile del benessere dell’altro.

Come sta oggi la bimba?

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Ha cambiato completamente volto rispetto a prima. Io la seguo, come seguo tutti gli altri bimbi della Casa di Matteo. So quali sono i loro percorsi e i loro problemi. Ognuno di loro ha una croce. Bimbi con disabilità, abbandonati, maltrattati. Molti spesso scrivono per portare giocattoli, uova di Pasqua o il panettone. E spesso si è costretti a declinare a malincuore. Se qualcuno vuole contribuire, la struttura ha creato una lista Amazon su Instagram, dove sono richiesti soprattutto prodotti sanitari, igienizzanti, guanti, pannolini, creme.

Perché?

Sono bimbi che hanno una vita completamente diversa da quella che immaginiamo. Allettati, attaccati ai respiratori, che si nutrono con la Peg, il sondino gastrico. Alcuni non vedono, non sentono non parlano. C’è un bimbo sulla sedia a rotelle con una malattia degenerativa. Un bimbo cieco che ha avuto una asfissia prenatale grave. L’importanza di questa struttura è dare la possibilità a questi bimbi di avere una casa. Di non dover restare in ospedale. Di avere quella carezza e quel contatto umano che ti riscalda. Alla Casa di Matteo ci sono volontari che vengono solo ad abbracciare i bimbi e a tenerli in braccio.

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Che lavoro si fa alla Casa di Matteo?

La Casa di Matteo è una missione, si investe tutto per i bambini. Non c’è guadagno. Ci sono due sedi: una al Vomero, in via Pigna, l’altra a Bacoli. Ha un equipe sanitaria, fatta da infermieri, e una socio-educativa, fatta da educatori, i quali fanno musico-terapia, sensibilizzazione, affiancamento e coinvolgono i bambini in una serie di attività, nei limiti delle loro possibilità. I vantaggi per i bambini sono notevoli, perché sono stimolati e coccolati, cosa che, per forza di cose, non potrebbero avere in un ospedale, dove mancano gli educatori.

Ma è un vantaggio anche per le strutture sanitarie, dove si liberano posti letto e si sgravano medici e infermieri. Anche i costi sono inferiori, circa un decimo dell’ospedale. La sede di Bacoli ospita invece i bambini con i genitori. Io credo che i bimbi disabili vengano abbandonati perché i genitori sono soli, non hanno punti di riferimento, sono disperati, la società li emargina, si vergognano. E la cosa più semplice da fare è dire: non ce la faccio, me ne vado. Ma se noi li accompagniamo e diamo loro fiducia e gli siamo vicino, non sono più lasciati a loro stessi. Anche perché il dolore di chi abbandona un figlio disabile lo distrugge per sempre.

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