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Movimento Forense: non si appesantisca ulteriormente il processo esecutivo #adessonews

L’avviso di esecuzione vada agli sportelli del Settore Notificazioni e non Esecuzione, serve un “intervento immediato”

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Il processo esecutivo rischia un ulteriore appesantimento. È questo l’allarme del Movimento Forense dopo l’entrata in vigore della riforma Cartabia del processo civile il 22 giugno scorso.

Una delle disposizioni previste dalla legge 26 novembre 2021 n. 206, spiega il Presidente Antonino La Lumia, è stata novellata la formulazione dell’articolo 543 c.p.c.: in ragione di ciò, taluni addetti degli Uffici Notificazioni, Esecuzioni e Protesti (UNEP) ritengono che l’avviso processuale (al quale adesso sono tenute le parti esecutanti) possa essere vero e proprio atto di esecuzione e, quindi, destinato ad essere accettato dagli sportelli del Settore Esecuzioni e non dagli sportelli del Settore Notificazioni.

“Sul piano giuridico – prosegue La Lumia -, non solitari, osserviamo che l’avviso di cui al nuovo art. 543 c.p.c. consiste in un vero e proprio atto della parte, in quanto formato e sottoscritto esclusivamente dal difensore (al pari dell’atto di precetto) e nel cui contesto processuale l’Ufficiale Giudiziario svolge esclusivamente il suo ruolo ai fini dell’adempimento notificatorio, non già alla stesura del testo e/o alla formazione dell’atto (come invece avviene nell’atto di pignoramento presso terzi)”.

“Di conseguenza – prosegue -, l’avviso di cui al nuovo art. 543 c.p.c. appartiene al novero degli atti che deve essere accettato dagli sportelli del Settore Notificazioni. Il Ministero della Giustizia, con propria nota del 20 settembre scorso, ha invece ritenuto che tale atto vada annoverato fra quelli di esecuzione, facendo da ciò discendere ogni conseguente implicazione”.

Per gli avvocati, dunque, questa scelta interpretativa sembra andare “contro il senso della norma e della stessa riforma, appesantendo la procedura con gravami e costi, oltre che rinviando l’iter processuale alla sorte di una notifica richiedente tempi che ritarderanno le fissazioni di udienza e complicheranno l’attività degli stessi magistrati”.

Per queste ragioni, il Movimento Forense ha chiesto un “intervento immediato”, da concordare con le Istituzioni dell’Avvocatura, “per superare l’impatto negativo delle descritte conseguenze”.

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