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Superbonus, come avere gli ultimi sconti  #adessonewsitalia

L’AQUILA. Il Superbonus è alle battute finali. In assenza di una proroga per ville e case unifamiliari, chi sta effettuando i lavori per avere accesso all’agevolazione dovrà dimostrare entro il 30 settembre prossimo che è stato portato a termine il 30% degli interventi. C’è ancora tempo per i condomini che potranno avviare le opere entro il 31 dicembre 2023, ma chi dovesse decidere oggi non vedrà i ponteggi, tenendo conto dell’iter procedurale, prima del prossimo anno. Nessuna prospettiva di proroga per l’altra agevolazione che scade a fine anno, il bonus facciate, mentre l’ecobonus standard, che di fatto agevola le stesse opere interessate dal Superbonus, resta in vigore. L’intervento pubblico copre, a seconda dei lavori, tra il 50 e l’85% della spesa rimborsabile in dieci anni.
Ecco tutte le possibilità per ottenere l’ultimo sconto.
SUPERBONUS 110%. Per i proprietari di villette e case singole, il tempo stringe. Entro il 30 settembre dovranno dimostrare, tramite documentazione sottoscritta dal direttore dei lavori, che è stato compiuto almeno il 30% dell’opera, conteggiando anche i lavori non coperti dal Superbonus.
Solo a questa condizione ci saranno ancora tre mesi per ottenere il 110%. Gli interventi che oggi avrebbero diritto al bonus e che, al 31 dicembre, non risulteranno fatturati saranno agevolabili solo con l’ecobonus standard. In apparenza, invece, c’è ancora tempo per i condomini che non hanno ancora deciso per l’avvio dei lavori in quanto la scadenza è fissata al 31 dicembre 2023, mentre per i due anni successivi il Superbonus si potrà ottenere con percentuali minori, a scendere. Le premesse per una possibile ripartenza del bonus 110% sono arrivate dalla conversione in legge del decreto Aiuti bis, con un emendamento con cui si sono sbloccati i crediti già ceduti e si sono poste le basi per dare il via libera a nuove operazioni.
La norma stabilisce l’esclusione della responsabilità del cessionario per i crediti asseverati e la possibilità di fornire adesso l’asseverazione per i crediti maturati prima del 21 novembre 2021, giorno a partire dal quale la normativa sulle cessioni è stata modificata.
STRADE ALTERNATIVE. Dal 1° gennaio 2023 restano in vigore due strade alternative. Il 31 dicembre, infatti, salvo proroghe, scade anche il bonus per l’abbattimento delle barriere architettoniche. L’agevolazione consiste in una detrazione delle spese del 75% delle spese sostenute per interventi in edifici esistenti. Il tetto di spesa per ogni unità immobiliare è uguale a quello previsto per il cappotto termico nel Superbonus: 50.000 euro per gli edifici unifamiliari, 40.000 euro per gli edifici composti da due a otto unità immobiliari, 30.000 euro quando le unità sono da nove in su. Ci sono altre due strade per ottenere agevolazioni sull’abbattimento di barriere: la prima è il bonus ristrutturazione, economicamente meno conveniente.
La seconda è quella di effettuare i lavori insieme a quelli del Superbonus, ottenendo così il rimborso del 110%. In quest’ultimo caso, gli interventi devono essere abbinati almeno a un’opera trainante. Nessuna proroga è prevista, invece, per il bonus facciate, in scadenza il 31 dicembre prossimo, che prevede un rimborso del 60% in dieci anni senza limiti di spesa.
Chi vuol rifare la facciata dal 1° gennaio 2023 dovrà ricorrere al bonus ristrutturazione, se i lavori si limitano a una semplice rinfrescata dell’intonaco, oppure richiedere l’ecobonus, con la possibilità di ottenere fino al 75% della spesa negli edifici condominiali.
ECOBONUS STANDARD. L’ecobonus standard di fatto agevola le stesse opere e gli stessi acquisti del Superbonus, con una copertura degli interventi che oscilla tra il 50 e l’85% in dieci anni. L’appeal fiscale sulla carta è, quindi, minore ma anche le norme a cui sottostare sono molto meno stringenti. Inoltre, l’ecobonus ha dalla sua due vantaggi non trascurabili: si può chiedere per più di due unità immobiliari e, soprattutto, è applicabile anche agli immobili non residenziali. Per arrivare all’80 e all’85% è necessario abbinare i lavori di efficientamento energetico a quelli di consolidamento statico.
Quanto alle procedure, la differenza fondamentale rispetto al Superbonus è che basta documentare un miglioramento delle prestazioni energetiche dell’edificio, ma non è necessario un salto di classe. Per i lavori più impegnativi, come la riqualificazione energetica di un condominio, bisogna redigere al termine delle opere un’Attestazione di prestazione energetica; inoltre è richiesta un’asseverazione del professionista che certifichi la rispondenza dei requisiti tecnici prescritti dalle norme.
Se non si chiede la cessione del credito non serve il visto di conformità. Per acquisti di minore impegno come il cambio degli infissi o della caldaia è sufficiente la certificazione del produttore. La documentazione va inviata all’Enea entro 90 giorni dal termine dei lavori.
BONUS RISTRUTTURAZIONE. Il bonus ha superato i 25 anni di vita, ma per la semplicità delle procedure trova ancora un largo impiego. Attualmente prevede una detrazione fiscale del 50% in 10 anni calcolata su un tetto massimo di 96mila euro per immobile.
Il bonus è stabilizzato e dal 2025 continuerà, salvo modifiche, nella misura ridotta del 36% su un tetto di spesa di 48mila euro. I soggetti che possono accedere sono gli stessi del superbonus: le persone fisiche per i lavori nelle unità immobiliari residenziali, mentre per i lavori nelle parti comuni condominiali e nei condomini con almeno il 50% di superficie residenziale le agevolazioni si applicano anche agli immobili non residenziali per le parti comuni. Non c’è, però, un limite al numero di appartamenti per cui si può ottenere. Per le singole unità immobiliari il bonus si può chiedere per le opere di manutenzione straordinaria, di risanamento conservativo o di ristrutturazione edilizia.
In condominio sono agevolate anche le opere di manutenzione ordinaria. Collaterale al bonus ristrutturazione è il bonus arredi: agevola l’acquisto di mobili o grandi elettrodomestici, con un tetto massimo di spesa di 10mila euro, con restituzione del 50% in 10 anni, ma a condizione che l’acquisto dei beni sia effettuato nel contesto di lavori edilizi agevolati dal bonus ristrutturazione. Dal 2023 il tetto scenderà a 5.000 euro.
A differenza degli altri bonus, i pagamenti possono essere effettuati anche con bancomat o carta di credito.

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