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Re Carlo, partenza difficile: licenzia 100 dipendenti storici #adessonewsitalia

La scena deve aver ricordato a molti appassionati di cinema e serie tv il classico sketch che ricorre in decine di girati americani ed europei: un dipendente viene licenziato senza alcun preavviso e, mentre ancora si sta occupando delle mansioni a lui assegnate, viene più o meno gentilmente accompagnato alla porta d’uscita, ritrovandosi in mezzo alla strada con lo scatolone di utensili e attrezzi che stava utilizzando fino a pochi minuti prima. Un classico, molto usato nei film comici e nelle commedie umoristiche.

Ricevere il benservito da un proprio superiore è una pratica che ricorre da sempre nelle dinamiche del mondo del lavoro: in Occidente – dove le battaglie compiute lungo tutto il Novecento hanno permesso alla classe dipendente di acquisire diritti ormai consolidati nel mondo di oggi, come quelli contro lo sfruttamento e per il miglioramento delle condizioni igieniche e sanitarie – le leggi dei singoli Stati non permettono più che avvengano licenziamenti in tronco senza una giusta causa e comunque con un margine temporale equo di preavviso. In altre parti del mondo purtroppo questo invece ancora avviene, ma gli occhi vigili della stampa e dell’opinione pubblica quantomeno tengono accesi i riflettori sulle situazioni più gravi, innescando reazioni di massa e la nascita di movimenti di protesta e class action.

L’incoronazione di Carlo III e il cambio di residenza: cosa cambia per il nuovo sovrano

Per tutte queste ragioni, è apparsa davvero paradossale la notizia diffusa nelle ultime ore da parte dei tabloid di Londra e rilanciata da molti dei media britannici più seguiti a livello globale. Non fa stupore che il protagonista della vicenda sia Re Carlo III, di cui i giornali di tutto il mondo hanno seguito l’incoronazione avvenuta negli appartamenti di St. James – all’interno del complesso di Buckingham Palace – da parte dell’Accession Council, l’organo collegiale di circa 200 membri onorari che si riunisce solo in questa fondamentale occasione. L’ultima volta era accaduto esattamente 70 anni fa, nel lontano 1952, quando la morte di Re Giorgio VI portò alla proclamazione della figlia. Sappiamo tutti com’è proseguita la storia.

A fare da sfondo al passaggio di consegne dopo la scomparsa della Regina Elisabetta II sono state le grida di giubilo della folla che ha circondato le residenze reali e le strade della capitale, con migliaia di cittadini britannici (e non solo) che hanno voluto dare il benvenuto al nuovo sovrano presentandosi di persona al suo cospetto. Un modo anche per rendere omaggio alla figura della madre, con la camera ardente letteralmente invasa dall’affetto dei fan, rimasti in coda anche diverse ore per porgerle un ultimo saluto (tra loro anche diverse star del calibro di David Beckham, immortalato dai media e rimasto in attesa per ben dodici ore).

Clarence House in subbuglio: la decisione del nuovo Re scatena le proteste

Sono pochi però i giornalisti che invece hanno dato spazio alle proteste. Perché anche quelle ci sono state e, riprendendo il discorso iniziato poche righe sopra, sono scaturite proprio da un brusco licenziamento avvenuto mentre ancora i malcapitati stavano portando a termine il proprio lavoro. Siamo a Clarence House, residenza londinese di proprietà della Corona, situata a pochi passi dal St. James’s Palace. Qui, per lungo tempo, ha risieduto Carlo di Windsor nelle vesti di Principe e primo erede al trono, affiancato dalla consorte Camilla Parker (oggi insignita del titolo di Regina Consorte, cosa non scontata vista la sua figura alquanto controversa agli occhi dei sudditi) e coadiuvato nella gestione della casa e degli affari correnti da decine di funzionari pronti ad assolvere ad ogni loro richiesta.

Ma ora, con il cambio di ruolo, Carlo e Camilla saranno costretti a traslocare e un centinaio di dipendenti rischiano seriamente di perdere il proprio posto. Ad anticipare tutti è stato il Guardian, che ha rivelato tempi e modi della scelta reale. La comunicazione è stata data al personale nella giornata di lunedì scorso (12 settembre): ai lavoratori è stata recapitata una lettera firmata da Sir Clive Alderton, la principale figura di aiuto del nuovo Re (il suo braccio destro), proprio mentre stavano allestendo tutto l’occorrente per la cerimonia di proclamazione tenutasi nella cattedrale di St. Giles, ad Edimburgo.

Raffica di licenziamenti, Carlo III subito nella bufera: cosa sta succedendo a Clarence House

Secondo il celebre quotidiano, a rischio sarebbero in particolare i segretari particolari, l’ufficio finanziario, il team responsabile per la comunicazione e il personale domestico. Il taglio delle risorse umane farebbe parte di un ridimensionamento definito “inevitabile” da Alderton visto il trasloco della coppia reale. Inoltre pare che il contratto di chi lavora nella residenza fosse legato fin dall’atto di sottoscrizione al destino di Carlo e quindi prevedesse il rischio per il contraente di finire in esubero una volta che il ruolo dell’ex Principe fosse cambiato alla morte della sovrana, come poi è avvenuto.

Questo non è comunque bastato ad evitare le accuse pubbliche di diverse sigle sindacali britanniche. Per la Public and Commercial Services Union (Pcs) si tratta semplicemente “una decisione spietata” presa nei confronti del personale che “ha servito i Windsor sempre con massima professionalità” e sta vivendo un doloroso momento di transizione. “Sebbene ci si potessero aspettare alcuni cambiamenti, poiché i ruoli nella famiglia reale cambiano in modo inevitabile, la portata della decisione e la velocità con cui questo è stato annunciato è del tutto insensibile”, ha affermato Mark Serwotkai, segretario generale del sindacato che conta centinaia di migliaia di iscritti in UK.

Proteste per la decisione di Carlo III sui dipendenti di Clarence House

Intanto, seppur in maniera irrisoria rispetto all’affetto ricevuto dai nuovi rappresentanti della Corona, continuano ad aumentare anche le contestazioni all’indirizzo di Carlo III. Nelle ultime ore sono aumentati i cartelli esposti davanti al Parlamento di Westminster in cui campeggia la scritta “Not my King” – “Non il mio Re” – e le voci di sostegno verso i dipendenti di Clarence House si sono moltiplicate sui social network.

Un malcontento in forte aumento: il trend è stato fotografato anche da YouGov: secondo la celebre società di sondaggi, il gradimento verso Sua Maestà sarebbe largamente maggioritario solo fra i cittadini della fascia over 50 (67%) e tra gli over 65 (74%), mentre fra i giovani si nota un calo drastico rispetto all’affetto verso Elisabetta Il, con il dato che scende fino ad uno scarso 25% dei consensi.

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