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Governo, Meloni convoca i sindacati: sul tavolo pensioni, cuneo fiscale ed extraprofitti #adessonewsitalia


(Teleborsa) – In vista della messa a punto della manovra di Bilancio e degli interventi annunciati sia sul fronte del caro bollette sia sulle modifiche del reddito di cittadinanza è stato convocato dal governo per mercoledì pomeriggio alle 16 il tavolo di confronto con i sindacati. Saranno presenti la premier, Giorgia Meloni, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, il ministro per le Imprese e il made in Italy, Adolfo Urso, e la ministra del Lavoro, Marina Calderone. Al centro del confronto con i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri il sostegno ai redditi di dipendenti e pensionati, maggiore flessibilità in uscita verso la pensione, lotta alla precarietà, riduzione del cuneo fiscale a vantaggio dei lavoratori e una politica industriale che non si limiti ad affrontare l’emergenza.

La priorità per i sindacati è il potere d’acquisto di salari e pensioni falcidiati da un’inflazione che ad ottobre ha raggiunto la doppia cifra ma anche l’introduzione di correttivi alla legge Fornero sulla previdenza che evitino nel 2023, scaduta Quota 102, l’accesso alla pensione solo con 67 anni di età o con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 mesi le donne). I margini di manovra saranno strettissimi anche a fronte delle ampie risorse che saranno drenate dalla perequazione delle pensioni rispetto all’inflazione. Si tratta infatti di circa 23 miliardi tenendo conto della perequazione attuale (100% dell’inflazione fino a quattro volte il minimo, 90% tra 4 e 5 volte, 75% oltre le 5 volte) a meno che il Governo non intenda mettere ancora mano a quella degli assegni più alti. “Per la Uil – ha affermato il numero uno del sindacato, Bombardieri – le priorità sono il recupero del potere d’acquisto di lavoratori e pensionati, una maggiore flessibilità in uscita sulle pensioni, la lotta alla precarietà e la sicurezza sul lavoro. Bisogna non solo intervenire sul cuneo fiscale, ma anche detassare gli aumenti contrattuali e la tredicesima”.

Tra gli “obiettivi raggiungibili in tempi brevi”, oltre a misure volte all’incremento del potere d’acquisto delle retribuzioni, la ministra del Lavoro, annovera la riduzione del cuneo fiscale e contributivo. “C’è l’impegno del Governo – ha detto Calderone – a sostenere chi produce. Vogliamo usare tutte le risorse a disposizione per valorizzare tutto quello che può creare nuova occupazione”. Per Landini la strada per liberare risorse è quella di intervenire sugli extraprofitti redistribuendoli integralmente. “Stiamo parlando – ha detto il segretario generale della Cgil – di decine di miliardi. Ci sono, si vanno a prendere e si redistribuiscono, si o no? Il resto sono chiacchiere”. Landini ha ribadito che il cuneo fiscale va tagliato a vantaggio dei lavoratori e non delle imprese aumentando il netto in busta paga. “Auspico – ha detto Sbarra – che sia l’inizio di un cammino strutturato, permanente di confronto e di dialogo sociale per affrontare con il Governo le emergenze economiche, produttive e occupazionali con interventi e provvedimenti urgenti. Prima della legge di stabilità bisogna liberare risorse per contrastare il caro bollette e per sostenere i redditi di lavoratori dipendenti e pensionati”. Secondo il presidente di Confindustria Carlo Bonomi il governo ha fatto bene a puntare tutte le riorse della Nadef sull’energia. “Speriamo che in futuro – ha detto Bonomi – ci sia la possibilità di lavorare seriamente sulla riconfigurazione della spesa pubblica, per un 4-5%: le risorse necessarie per il taglio del cuneo fiscale”.

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Al centro del confronto ci saranno per il sistema previdenziale la conferma delle misure Opzione donna e Ape sociale ma anche un intervento – ha affermato Calderone – per evitare che esaurita Quota 102 scatti l’uscita solo a 67 anni. La Lega spinge per l’uscita con 41 anni di contributi anche fissando una soglia minima di età ma la Cisl si dice contraria a nuove quote e ribadisce la richiesta dei sindacati per un’uscita flessibile a partire dai 62 anni.

Novità in vista anche sul Reddito di cittadinanza, che non sarà toccato per chi non può lavorare, “non è questo il messaggio”, rimarca Calderone. Invece chi è nelle condizioni di lavorare o lo sarà attraverso dei percorsi di riqualificazione deve trovare “la giusta collocazione”. E questo lo si potrà fare potenziando il fronte delle politiche attive e rendendo “effettivo” l’incrocio tra domanda e offerta. Sui navigator conferma che non è tecnicamente possibile una proroga e sottolinea che “le Regioni e i soggetti interessati erano consapevoli della norma di legge che poneva il termine del 31 ottobre”. Sono circa 1.500 i navigator, che nati proprio con il Reddito di Cittadinanza per aiutare i beneficiari a trovare un’occupazione, ora si trovano senza un contratto: i sindacati si preparano ad un nuovo presidio martedì 8 novembre, davanti al ministero del Lavoro per chiedere nuovamente “la ricerca di una soluzione strutturale ed il riconoscimento della loro esperienza professionale”, dicono i sindacati di categoria.

È sbagliato per le parti sociali “presentarsi separati al tavolo con il decisore politico”, con il rischio che poi “non accontenta né una parte né un’altra”: il vicepresidente di Confindustria per il lavoro e le relazioni industriali, Maurizio Stirpe, propone così, ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, “di scegliere cinque o sei temi o porli insieme”, anche per “una riscoperta ed un riannodamento di certe relazioni che non sono foriere di risultati”. Immediata la risposta dei leader di Cgil, Cisl e Uil: si al metodo, serve lavorare ad una intesa nel merito. “Non lo chiamiamo patto, perché porta male: ogni volta che parliamo di un patto poi succede qualcosa” ha detto Stirpe, sul palco dell’assemblea di Federmeccanica accanto ai leader di a Non si chiamerà patto, ma è un nuovo invito a “lavorare a un tavolo tecnico” per poi portare le possibili soluzioni ad un livello politico, un confronto tra i vertici delle parti sociali: e definire così cinque o sei proposte condivise da presentare insieme, come visione delle parti sociali. “Non ci siamo mai sottratti al confronto ma per andare insieme bisogna discuterne e capire”, dice Bombardieri. “Parliamo nel merito: se ci sono le condizioni io sono d’accordo. Se ce la facciamo sono assolutamente d’accordo – dice Landini –. Ma dobbiamo vedere nel merito”. “Condivido il metodo, discutiamo delle priorità – dice Sbarra –. Non chiamiamolo patto, chiamiamolo contratto, o protocollo di intesa, ma dobbiamo condividere le priorità che possano aiutare questo Paese a sollevarsi dalle macerie”.

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