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Manovra d’emergenza: busta paga più pesante per sgonfiare la bolletta #adessonewsitalia

Amazon è un pesce pilota.

Se il più grande supermercato planetario arranca, vuol dire che sull’economia le nubi si stanno addensando più velocemente del previsto. Per l’ultimo trimestre dell’anno, quello che tiene dentro il Black Friday e il Natale, la piattaforma di Jeff Bezos ha previsto vendite per 140 miliardi di dollari. Le aspettative erano per 155 miliardi. Erik Nielsen, il capo degli analisti di Unicredit, spiega in una nota per gli investitori, che in ottobre ha seguito un paio di dozzine di tavole rotonde a Washington durante il meeting Fmi, il primo in presenza dopo la pandemia. Ebbene, il Fondo stima che il prossimo anno metà del Vecchio Continente sarà in recessione tecnica. Nonostante il segno ancora positivo del terzo trimestre 2022, che ha sorpreso gli analisti, difficilmente l’Italia farà eccezione. Anzi. L’economia arretrerà per tutto l’anno, con una decrescita dello 0,2%. Andasse così sarebbe un problema anche per il nuovo governo. Nielsen dice di aver parlato un po’ con tutti: dagli investitori agli staff delle banche centrali. Nessuno prevede per il 2023 un’economia in Europa che possa andare oltre lo 0,5% previsto dal Fmi. Ma allora, domanda, questo dato non può essere una media? Un altro modo per dirlo è che forse la previsione è fin troppo ottimistica. La recessione sta bussando alle porte e potrebbe essere più incisiva delle attese.

FALCHI E COLOMBE

Sembra essersene accorta persino Christine Lagarde. Per la prima volta, nonostante il secondo rialzo dei tassi da 0,75 punti consecutivo, ha fatto un discorso più da colomba che da falco. I mercati hanno inteso che la stretta monetaria volge al termine perché, presto, i problemi da affrontare saranno altri. E ad affrontarli saranno chiamati i governi, a partire da quello italiano. Giorgia Meloni e il suo ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, si trovano a dover risolvere un’equazione con molte incognite. Devono affrontare il caro bollette che sta mettendo all’angolo imprese e cittadini. Devono affrontare la probabile recessione. Devono affrontare l’inflazione galoppante. Devono tenere calmi i mercati che il prossimo anno saranno chiamati massicciamente a rifinanziare il debito pubblico in scadenza. E devono fare i conti con il fatto che le risorse a disposizione saranno limitate. Non è un caso se nel suo discorso sulla fiducia alle Camere, il premier si sia dilungata molto sulle questioni economiche. Giorgetti ha già fatto trapelare che il prossimo anno, per preparare una manovra anti-recessione, lascerà correre il deficit un po’ più del previsto: il 4,5% contro il 3,9%. In realtà il buon andamento dei conti del terzo trimestre gli dà qualche spazio in più, perché lo 0,5% di crescita ottenuto grazie al turismo di fatto abbassa l’asticella tendenziale di qualche decimale. Per la Manovra in arrivo, insomma, dovrebbero esserci un po’ più di 20 miliardi disponibili. La priorità sarà l’aiuto alle imprese e alle famiglie contro la crisi energetica. A questo scopo, si è detto, saranno riservati i due terzi delle risorse. Anche se ciò vorrà dire rimandare alcune delle misure del programma elettorale. Cosa accadrà dunque sulle bollette? Per fine anno verranno confermate le misure già in vigore. Ma qualche novità potrebbe arrivare nel prossimo. Il governo Draghi ha cercato di agire in fretta e, per questo, ha erogato aiuti a pioggia. Come l’azzeramento a tutti degli oneri di sistema che gravano sulle bollette delle famiglie e che pesano per il 20% del costo mensile. Il fatto è che gli oneri sono stati azzerati anche a quei consumatori che si erano già trasferiti nel mercato libero con prezzi bloccati. Questi ultimi, insomma, hanno beneficiato dello sconto in bolletta pur non avendo subito nessun aumento. E si tratta spesso della parte più “benestante”, a differenza dei molti consumatori che sono sul mercato tutelato ma che in questa fase di tutele ne ha date ben poche. Il governo, insomma, potrebbe seguire il suggerimento dato dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio per le accise sulla benzina: basta sconti uguali per tutti, meglio bonus monetari a chi effettivamente ne ha bisogno. Un’altra strada sarebbe di imitare l’esempio tedesco: aiuti solo fino all’80% di quanto consumato lo scorso anno. Se si sfora si paga il prezzo pieno. Un modo per evitare che i consumi aumentino. Sull’energia però si agirà anche su altro, sulla ripresa delle trivellazioni in Adriatico. Un metro cubo in più estratto sostitutivo del gas russo ha un ulteriore effetto: quello di abbassare i prezzi per imprese e famiglie.

CARO PREZZI

Poi c’è il capitolo inflazione. Il governo sta pensando a un piano per aiutare le famiglie alle prese con il caro-prezzi. Verranno ulteriormente ridotte le tasse sui premi aziendali; verrà aumentata la soglia totalmente detassata dei fringe benefit, come i buoni carburante dati dalle aziende ai dipendenti (oggi il tetto è 600 euro) e ci sarà un taglio dell’Iva su una serie di prodotti di prima necessità, a cominciare da quelli per l’infanzia, dal latte ai pannolini. Anche il primo pezzo della riforma fiscale annunciata da Meloni andrebbe in questa direzione. Si tratta della cosiddetta «flat tax sui redditi incrementali». Se, per esempio, il prossimo anno un contribuente guadagnasse 100mila euro e nel triennio precedente ne avesse guadagnati in media 90mila, sulla differenza verrebbe applicata la tassa piatta del 15% invece dell’aliquota del 43% oggi prevista. Infine c’è la misura più attesa dagli industriali: il taglio del cuneo fiscale. Meloni ha annunciato una riduzione graduale del carico su lavoratori e imprese, di cinque punti percentuali. Due terzi del taglio dovrebbe andare ai dipendenti e un terzo alle imprese. Il primo passaggio potrebbe essere una riduzione di tre punti: 2 per i lavoratori, così da confermare la misura già adottata dal governo Draghi e in scadenza a fine anno, e un punto alle imprese. Non siamo ancora alla cura choc, ma almeno è una prima risposta a chi si prepara ad affrontare l’imminente tempesta perfetta.

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LE SCHEDE

PNRR

Primo obiettivo: sanare i progetti “fuori prezzo”

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Articolo 21. L’attenzione del governo è concentrata su questa norma del regolamento europeo che disciplina il Pnrr: un Paese può proporre alla Commissione un piano modificato (o anche uno del tutto nuovo) qualora ritenga che quello originale non può essere realizzato «a causa di circostanze oggettive». Sicuramente l’aumento dei prezzi delle materie prime è una realtà, che non si era ancora manifestata quando l’operazione Next Generation Eu fu avviata. Quindi lo spazio tecnico e politico per alcuni aggiustamenti, anche significativi, ci dovrebbe essere tutto. È difficile però che l’esecutivo possa pensare di fermare la macchina in corsa, proprio alla vigilia dell’anno, il 2023, in cui si deve iniziare a utilizzare davvero le risorse finanziarie. Infatti se da una parte l’Italia ha fin qui centrato traguardi e obiettivi necessari per l’erogazione dei fondi, dall’altra la spesa effettiva sta andando a rilento (21 miliardi su 191,5 la previsione per fine anno). E si tratta soprattutto di progetti preesistenti al Pnrr sui quali sono stati dirottati i finanziamenti, mentre quelli “nuovi” sono per lo più ancora al palo. Dunque lo sforzo dovrebbe essere quello di accelerare al massimo laddove possibile, individuando allo stesso tempo, in maniera chirurgica, singoli progetti da rivedere. Decisiva sarà la capacità di azione diplomatica a Bruxelles che dovrebbe essere coordinata dal ministro Fitto.

FISCO

Tassa piatta alle partite Iva. Novità per la rottamazione

L’emergenza energetica costringe il governo a concentrare le risorse sul contrasto al caro-bollette. Per il programma fiscale è prevista un’attuazione graduale: la sfida sarà inserire comunque le prime misure nella legge di Bilancio. Una che ha buone possibilità di passare è l’estensione della cosiddetta “flat tax per le partite Iva” ovvero la possibilità di optare per un regime forfettario con imposta sostitutiva del 15% (5% per le nuove attività) se i ricavi e compensi non superano i 65 mila euro. Questa soglia dovrebbe essere innalzata verso i 100 mila euro, ma è probabile che ciò avvenga in due passaggi successivi, con una prima tappa fissata a quota 80-85 mila euro. Si prevede un percorso nel tempo anche per l’altra misura-bandiera del programma del centro-destra, ovvero la riduzione (di 5 punti) del cuneo fiscale e contributivo che riduce l’importo netto delle retribuzioni. Il passo immediato potrebbe essere la conferma dell’attuale riduzione di due punti introdotta dal governo Draghi per i redditi fino a 35 mila euro l’anno, che scade a fine dicembre. Novità ci saranno anche sul terreno della riscossione, con nuove forme di rottamazione delle cartelle esattoriali, che nelle intenzioni delle esecutivo dovrebbero venire incontro in particolare alle esigenze delle imprese in difficoltà prima per le chiusure del Covid, poi per i costi dell’energia.

ENERGIA

Il ritorno delle trivelle e il “nuovo” nucleare

I pozzi in Adriatico dovranno tornare a erogare gas. Anche in questo modo si possono contenere i prezzi del metano. E del resto venti anni fa l’Italia produceva tredici miliardi di metri cubi. Una parte di questo gas può essere recuperato in tempi brevi. Su questo punta il governo Meloni che ha ricevuto conforto anche dal settore. La produzione italiana di gas, secondo i numeri di Assorisorse, potrebbe aumentare da 3,3 miliardi di metri cubi nel 2021 a circa 6 miliardi di metri cubi/anno entro il 2025 e oltre 7 negli anni successivi.L’Italia, secondo i dati dell’ex Ministero della Transizione ecologica, ora Ambiente e Sicurezza energetica, ha riserve di metano per circa 112 miliardi di metri cubi, fra mare e terra: 45,775 miliardi certi, 45,901 probabili, 19,912 possibili. Per raggiungere l’indipendenza energetica l’Italia inoltre, parteciperà anche alla sperimentazione sul nucleare di ultima generazione. «Siamo favorevoli alla sperimentazione del nucleare di nuova generazione per far fronte alla crisi energetica», ha detto non appena insiediato il neo ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. Ma l’Italia non rinuncerà certo alle rinnovabili. Anzi, l’intenzione è di spingere affinché sui pannelli fotovoltaici nasca un’industria nazionale in grado di emanciparsi dallo strapotere della Cina sulle componenti del fotovoltaico. 

PENSIONI

Dilemma: solo proroghe o più flessibilità in uscita

A fine anno scadranno Quota 102, Ape sociale e Opzione donna: tre formule di flessibilità in uscita che finora hanno in parte ammorbidito le regole della legge Fornero. In assenza di novità legislative si tornerebbe quindi a quelle norme, che al momento prevedono sostanzialmente il canale della vecchiaia a 67 anni e quello della pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 mesi per le lavoratrici). Il governo si trova quindi a un bivio: limitarsi a prorogare le misure in scadenza, oppure iniziare a delineare un assetto diverso. Contro questa ipotesi gioca anche, come di consueto, il problema delle risorse con cui finanziarie la maggiore spesa previdenziale. Alla fine quello che si delinea è una sorta di compromesso: oltre alla proroga di Ape sociale (trattamento ponte dai 63 anni in vista della pensione per disoccupati di lungo corso e categorie svantaggiate) e Opzione donna (uscita dai 59 anni per le lavoratrici ma con il calcolo contributivo) potrebbe entrare in vigore Quota 102 ma con una formula diversa: accesso alla pensione con 61 anni di età e 41 di contributi, mentre per il 2022 i requisiti erano rispettivamente 64 e 38 anni. Costruito così, il nuovo canale di uscita avrebbe un costo superiore al miliardo l’anno, che in qualche modo andrebbe comunque reperito.

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